venerdì 10 febbraio 2012

L'utilizzo della cache in Nhibernate

Una grande funzionalità che possiede Nhibernate è quella della possibilità di gestire e personalizzare l'utilizzo della cache.
Per differenziarsi dalla cache che nhibernate utlizza nativamente (cache di primo livello), quella, la cui gestione è delegata a noi utilizzatori, è chiamata cache di secondo livello.

Il suo utilizzo è davvero semplice.

Ammettiamo di avere una tabella di configurazione nel nostro database (t_configuration), e di avere la relativa classe mappata (ConfigurationEntry)

E' naturale che noi vorremmo cachare il contenuto di tale tabella, poichè probabilmente verrà modificata raramente e, allo stesso tempo,utilizzata di frequente.
Quello che è necesario fare è aggiungere al file di mapping della classe il seguente tag:

<cache 
    usage="read-write|nonstrict-read-write|read-only"                
    region="RegionName"                                              
/>

usage
read-only: nel caso i dati vengano sempre solo letti (è il nostro caso)
read-write: nel caso i dati possano essere sia letti che scritti (controllare che il provider di caching scelto abbia il supporto al locking)
nonstrict-read-write: nel caso i dati possano essere letti e raramente scritti. Dunque probabilmente è possibile trascurare casi di transazioni simultanee

region
RegionName: nome della regione di cache (di default il nome della classe)

Dunque nel nostro caso avremo un file di mapping simile al seguente:

<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<hibernate-mapping namespace="Test" assembly="Test" 
xmlns="urn:nhibernate-mapping-2.2">
<class name="ConfigurationEntry" table="t_configuration" schema="dbo">
       <cache usage="read-only"/>
       <id name="Key" access="property" column="Key">
         <generator class="assigned" />
       </id>
       <property name="Value" type="String" column="Value" length="50" />
</class>
</hibernate-mapping>
 
A questo punto se proviamo a eseguire per due volte consecutive la seguente funzione passandogli lo stesso parametro key

public string GetValueByKey(string key)
{ 
   return Session.Get<ConfigurationEntry>(key);
}

potremmo notare che solo la prima volta viene eseguito l'accesso al database, mentre la seconda volta il valore viene prelevato direttamente dalla cache.

Attenzione però che tale cache viene utilizzata solo per restituire le entità a partire dalla loro chiave. Nhibernate infatti ha messo in cache la coppia chiave-classe. Ma cosa accade quindi se io lancio per due volte consecutive la seguente funzione che mi restituisce tutti i record di configurazione?


public List<ConfigEntry> GetAllConfigurationEntries()
{
   return Session.CreateCriteria<ConfigurationEntry>()
.List<ConfigurationEntry>().ToList();
}

Ebbene l'accesso al database viene effettuato in entrambi i casi. Questo perchè Nhibernate non ha messo in cache la query ma solo le coppie chiave-classe.

Per tale motivo ci viene in aiuto la cosidetta Query Cache, che permette a Nhibernate di mettere in cache il risultato della query. La query cache viene attivata nel seguente modo:

public List<ConfigEntry> GetAllConfigurationEntries()
{
   return Session.CreateCriteria<ConfigurationEntry>().SetCacheable(true)
           .List<ConfigurationEntry>().ToList();
}


Ora eseguendo due volte la funzione, viene effettuato un solo accesso al database.
Attenzione che la query cache mette in cache solo le chiavi del risultato della query. E' necessario dunque abilitare anche la cache di secondo livello alla classe in questione, come abbiamo visto prima.


martedì 7 febbraio 2012

Localizzazione e SEO di un sito multilingua


Per chi di voi si è imbattuto nello sviluppo di un sito internet multilingua, probabilmente avrà capito che la gestione di più lingue non è un tema così facile da smarcare come potrebbe sembrare superficialmente.
Se poi ci aggiungiamo il fatto che il sito da sviluppare è per il pubblico e la sua popolarità ne determina il successo, il tutto diviene più delicato e meritevole di riflessioni più approfondite.

Riporto dunque qui le considerazioni da tenere a mente, con particolare attenzione alle problematiche SEO. Dobbiamo, infatti, avere la garanzia che il nostro sito sia indicizzato in TUTTE le lingue.

  • Evitare che il riconoscimento della lingua da utilizzare avvenga esclusivamente tramite la lettura della lingua del browser dell'utente, oppure tramite la localizzazione geografica dell'utente in base al suo IP. Tale approccio è totalmente letale ai fini del SEO. Ricordiamoci infatti che il crawler di Google (e ovviamente anche degli altri motori di ricerca) si presenta al nostro sito con un IP e una lingua imprevedibile (nel maggiore dei casi US). Per i motori di ricerca esisterebbe perciò solo la versione statunitense del nostro sito.

  • Per risolvere tale problema è necessario permettere al crawler di "cambiare lingua". Ciò può essere fatto prevedendo la presenza di link alle varie versioni localizzate del nostro sito. La presenza delle solite bandierine nazionali o di semplici link alle lingue disponibili, può essere una soluzione.

  • Garantire un'associazione uno a uno tra url e pagina localizzata. Come già detto dunque, evitare ragionamenti su cookie, lingua del browser, IP ecc.. tutti elementi estranei ai motori di ricerca. Questi strumenti vanno benissimo come "aiuti" da utilizzare al fine di reindirizzare automaticamente l'utente alla versione del sito con la sua lingua.

  • Evitare il problema di duplicazione del contenuto tanto odiato dai motori di ricerca (due pagine diverse con lo stesso contenuto). Per tale motivo è necessario capire se si avrà a che fare con un sito che avrà contenuti diversi per ogni country (sito localizzato) oppure se il sito conterrà esclusivamente contenuti tradotti nelle varie lingue disponibili (sito tradotto).
    Tale differenziazione è fondamentale. Se infatti il vostro è il secondo caso, è necessario creare url che si differenziano solo per la lingua e non per la country. Ad esempio evitare pagine come www.tuosito.com/en/pagina.aspx e www.tuosito.com/en-US/pagina.aspx.
    In questo caso infatti le pagine sarebbero identiche (entrambe in inglese) e rompereste la relazione univoca tra url e contenuto della pagina.
    Se questo è il vostro caso, la tendina delle bandiere nazionali deve essere sostituita con la scelta delle sole lingue disponibili.

  • Qual è l'organizzazione migliore per il mio sito multilingua? In pratica ci sono tre possibilità, ognuna che presenta vantaggi e svantaggi:

    • Utilizzo di diversi domini di primo livello (TLD): www.tuosito.com, www.tuosito.it, ecc...
      Soluzione da adottare solo per siti localizzati (non tradotti). Ha il vantaggio che il sito viene identificato come più "vicino" alla country, sia da parte dell'utente (psicologicamante preferisce vedere .it che .com o .org...), sia da parte dei motori di ricerca (il sito viene preferito nelle SERPs).
      Essendo ritenuti dai motori di ricerca come siti completamente diversi, i domini non soffrono di eventuali penalizzazioni in termini di ranking dovute ad errori nelle altre versioni localizzate.
      Per contro, tale soluzione richiede di dover registrare (e quindi pagare) più domini, dovendo affrontare anche le differenti gestioni burocratiche della registrazione del dominio nei vari stati.
      Attenzione anche all'uso di cookie...sono siti diversi, dunque non possonio essere condivisi!

    • Utilizzo di diversi sottodomini: en.tuosito.com, it.tuosito.com, ecc...
      Soluzione adatta sia nel caso di siti localizzati che tradotti. Essendo il dominio di primo livello uguale per tutte le versioni del sito, parte della "reputazione" viene ereditata dalle altre versioni localizzate.

    • Utilizzo di diverse cartelle del sito: www.tuosito.com/en, www.tuosito.com/it, ecc...
      Essendo il dominio identico per tutte le versione, la "reputazione" viene completamente ereditata. Una penalizzazione del ranking di una versione condizionerebbe la popolarità di tutte le verioni localizzate.
      Per tale motivo mi sento di sconsigliarla nel caso di siti localizzati, mentre può essere utilizzata con buona tranquillità nel caso di siti tradotti.
      Tale soluzione inoltre è la più semplice da implementare e non richiede alcuna configurazione a livello di infrastruttura.

sabato 3 dicembre 2011

Disponibile Mutuo Mobile Pro!

Eccomi finalmente dopo lungo tempo a scrivere dell'uscita di Mutuo Mobile Pro, la versione a pagamento (molto esiguo direi!) di Mutuo mobile Free.

La grande funzionalità che ha in più del fratello gratuito è la possibilità di simulare le rate del mutuo utilizzando gli indici del passato.

Chi di voi si è mai imbattuto nella stipulazione di un mutuo, sicuramente avrà ricevuto dalle banche decine di tipologie diverse di mutuo. Ci sono quelle con il tasso fisso, quelle con il tasso variabile puro, quelle con il tetto massimo (CAP), quelle con tasso misto che vi permettono di cambiare durante il periodo del mutuo, ecc...
Ecco che a questo punto, come è successo a me, non potete che essere leggermente disorientati.
A questo punto, non avendo i poteri di veggenza per prevedere il futuro, mi sono chiesto: "perchè non farmi aiutare dal passato?". Quale sarebeb la scelta migliore se il futuro avesse lo stesso andamento del passato?

Ed ecco che nasce Mutuo Mobile Pro...

Per ogni mutuo potete configurare fino a 5 simulazioni contemporanee mettendole poi anche a confronto in un grafico.
La configurazione di ogni simulazione consiste nell'inserimento di una (caso più comune) o più condizioni economiche (nel caso di mutui misti).

Alcuni esempi:


Simulazione 1: Tasso variabile basato su Euribor 1 mese + 1,2% di spread
Simulazione 2: Tasso variabile con CAP basato su BCE + 1,7% di spread e tetto al 5,5%
Simulazione 3: Tasso variabile basato su Euribor 1 mese + 1,5% di spread per 3 anni, poi tasso fisso al 4,5%

Una volta configurate le simulazioni, le si elaborano e in qualche secondo hai il totale del mutuo e degli interessi pagati per ogni simulazione oltre al dettaglio delle rate da pagare! Comodo, no?

Video dimostrativo dell'applicazione:





Scaricala subito!